23 novembre 2007

Basilicata Libera




L’assemblea di Libera di Basilicata era molto attesa ed il mio amico Giulio Laurenzi aveva anticipato l’evento con una bella vignetta pubblicata sulle colonne de Il Quotidiano.

Ho partecipato all’assemblea pubblica di libera di
aprile scorso, ricordo che la sala del Museo Provinciale era gremita, un successo di partecipazione senza precedenti, si disse.

Ma quello che ho visto stasera non lo dimenticherò facilmente. L’assemblea era in programma per le 17.30, un impegno famigliare mi ha fatto perdere un po’ di tempo ma alle 17.20 sono salito in macchina per raggiungere il Teatro Don Bosco. Un traffico ancora più intasato del solito mi ha fatto arrivare a Piazza don Bosco alle 17.45, tutt’intorno un caos inusuale, ho parcheggiato lontanissimo. Quando sono arrivato all’ingresso del Teatro ho capito il perché. Sia la platea che la galleria del Teatro erano gremitissimi e agli ingressi in sala una calca indescrivibile. Mai vista tanta gente tutta insieme in un locale pubblico. Giovanissimi, giovani, anziani, tanti anziani. Incredibile. Ho intravisto degli amici di Matera, un amico ambientalista da Muro Lucano, mi dovevo incontrare con alcuni amici a cui avevo dato appuntamento. Macchè…. Sono rimasto stordito dal vedere così tante persone richiamate lì, stipate all’inverosimile, per ascoltare autorevoli voci che avrebbero parlato della questione legalità nella nostra regione.
Alle 18.00 circa l’assemblea incominciava. Sul palco da un lato don Marcello Cozzi, il giornalista della Stampa Antonio Massari, Marco Travaglio; dall’altro lato il procuratore di Palermo Antonio Ingroia, il giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio e un bravissimo conduttore, un giornalista della rivista
Micromega di cui ora mi sfugge il nome. Non c’era la Borromeo (che tante polemiche ha generato nel post precedente!!!)
E’ toccato a don Marcello aprire gli interventi, egli ha fatto una panoramica dei tanti misteri che ancora non trovano soluzione in questa regione, ha citato il caso Elisa Claps e dei fidanzatini di Policoro e di tanti efferati delitti rimasti senza colpevoli. Ha parlato dell’incursione della ‘ndrangheta in Basilicata e dei tanti affiliati fra la criminalità lucana. Ha parlato degli ultimi avvenimenti che hanno interessato la magistratura lucana poi finiti nei fascicoli aperti da De Magistris. E’ toccato poi al bravo Antonio Massari riassumere le vicende sulle inchieste di “toghe lucane” magistralmente trattate in alcuni articoli su
La Stampa . Applausi scroscianti. Il microfono è passato al procuratore Ingroia che ha parlato di com’è difficile occuparsi di “certe” cose per i PM, ha parlato delle vicende di Falcone e Borsellino ed il suo interessante intervento si è concluso con un applauso che pareva non finire mai.
E’ toccato all’ottimo Carlo Vulpio del Corriere della Sera intrattenere il pubblico sempre più interessato con battute che hanno strappato il sorriso. Ha parlato della grottesca vicenda della sua incriminazione da parte della magistratura materana ed ha fatto un riassunto di quanto ha scritto sulle colonne del “
corrierone” . Sono stati proprio gli articoli di Vulpio a scardinare le reticenze di certa stampa locale, ed il riferimento alla RAI di Basilicata ha strappato un applauso rumorosissimo. Molto simpatico questo pugliese che scrive per il più prestigioso quotidiano italiano. Dulcis in fundis il “divo” Travaglio, ieri sera ad Anno Zero stasera a calcare le tavole del Don Bosco a Potenza. Il suo stile inconfondibile, l’ironia, il suo incedere incalzante ti rapiscono. Conosce molto bene le faccende di casa nostra il giornalista torinese! Ed il suo intervento è stato sovente interrotto da applausi scroscianti. Un animale da palcoscenico… Poi…. Poi non lo so com’è andata perché dopo due ore in piedi, pigiato e strattonato non ce l’ho fatta più ed ho dovuto allontanarmi per prendere fiato. Ma non mi è stato più possibile riconquistare una posizione accettabile….. Leggerò domani sui giornali gli interventi del pubblico….. Sono però rimasto colpito da cotanta partecipazione…. Vuoi vedere che in Basilicata le cose cominceranno a cambiare?

10 novembre 2007

L'altra Italia

Che l’Italia sia un paese diviso in due lo si capisce da un sacco di cose. I ricchi sempre più ricchi i poveri, in continuo aumento, sempre più poveri.
Basta guardarsi in giro, gente che esibisce in tutti i modi la propria ricchezza e persone che arrancano per vivere o, forse è meglio dire sopravvivere.
La cosa più devastante che si sono ricostituite le caste di una volta, il figlio del professionista non avrà problemi nella vita perché il suo futuro glielo preconfeziona il papà (è cosa risaputa che i medici di oggi sono i figli dei medici di ieri, tanto per fare un esempio).
Mentre il ceto medio scompare, fra la classe operaia (si può ancora definire così il proletariato?) è più difficile che emergano persone che possono aspirare a passare dall’altra parte dello steccato……
Chi ha la possibilità economica può costruirsi un futuro decente, non tutti possono permettersi di mantenere i figli all’università, farli partecipare a costosissimi master…..
Le difficoltà cui vanno incontro le famiglie italiane che appartengono al “ceto basso” sono certificate dal proliferare delle Società finanziarie che offrono soldi da restituire a rate, dai negozi che comprano oro che spuntano come funghi o dalle agenzie di scommesse che si trovano in ogni quartiere. Non è un caso se il gioco del lotto e del superenalotto non conoscono la parola crisi.
Come uscirne fuori?

8 novembre 2007

Innocenti evasioni

Circa il 70% delle famiglie paga il canone RAI. Meno della metà delle casalinghe fra i 18 e i 65 anni paga l’assicurazione obbligatoria INAIL. In alcuni comuni i proprietari di moltissime abitazioni non pagano l’ICI per irregolare o mancato accatastamento, la TARSU è evasa da una moltitudine di soggetti, si continua a costruire abusivamente non solo case ma interi quartieri senza pagare un euro di oneri di urbanizzazione. E mi fermo qui.
Il Governo prodi ha messo in campo una tattica per scovare gli evasori fiscali che sta dando buoni frutti, il famoso tesoretto è frutto di questa strategia.
Perché non si interviene con analogo impegno per stanare i furbi che non pagano il canone RAI? E che dire di tutti coloro che non adempiono al loro dovere pagando ciò che ho elencato qualche riga più sopra?

3 novembre 2007

Precari, ma quali precari

In questi giorni in Basilicata si parla spesso di stabilizzazione di precari. Chi mi conosce è testimone della mia avversità a qualsiasi forma di precariato nel mondo del lavoro. Sono fra i più accesi sostenitori che la Legge Biagi vada severamente revisionata per ridare dignità alle tante persone che hanno trovato lavoro (si fa per dire….) con l’applicazione di tutti quei cavilli contenuti nella Legge. Contratti di lavoro che si rinnovano mensilmente da anni, massiccio e spesso ingiustificato ricorso al lavoro interinale, un fiorire di call center che retribuiscono i malcapitati lavoratori solo ad obiettivo raggiunto (per questo motivo il più delle volte si da una fregatura al cliente, gli operatori, disperati, appioppano contratti non richiesti).
Soprattutto nel settore privato si è fatto massiccio utilizzo di forme di lavoro precario ma le pubbliche amministrazioni non sono esenti dall’utilizzo di lavoratori a tempo determinato, salvo poi reiterare nel tempo il contratto. E proprio sul precariato nel settore pubblico vorrei soffermarmi. Perché fra i precari “veri” si annidano un sacco di “finti” precari, sono giovani e meno giovani che hanno trovato lavoro solo grazie all’interessamento di politici ed amministratori che hanno favorito l’assunzione di amici e parenti in tanti enti regionali e sub regionali, molto spesso questi finti precari lavorano nelle segreterie particolari degli assessorati o fanno parte degli staff del presidente o del direttore generale di turno.
Io non me la sento di lottare per stabilizzare questi finti precari, gente messa li solo in virtù di particolari conoscenze, senza aver superato uno straccio di concorso, o di una parvenza di selezione.
Che si stabilizzino subito i tanti insegnati, qualcuno precario da più lustri, i ricercatori delle Università, e tutti coloro che sono stati selezionati per un lavoro poi prorogato nel tempo.
Ma stiamo ben attenti a non darla vinta ai finti precari, ai galoppini di certi politici.

1 novembre 2007

La Basilicata muore

Questo articolo l'ho scritto, per Lucanianet, quattro o cinque anni fa. Mi sembra ancora attuale.... o no?
Molto lentamente ma inesorabilmente la nostra regione si sta spegnendo. E’ un malato “lungo-degente” accompagnato alla dolce morte, l’eutanasia. I piccoli comuni, ormai da anni, sono diventati la dimora di anziani, i giovani e le forze vive sono stati “costretti” all’emigrazione per poter sopravivere, si stanno perdendo servizi vitali per la vita della comunità (in molti paesini le poste hanno già smantellato gli uffici, in altri già funzionano a giorni alterni), il barbiere in alcune realtà non c’è più, come non c’è il fabbro, il falegname, il calzolaio, la pompa di benzina, la scuola.
Girare in un paese dell’interno in una giornata lavorativa offre all’occasionale visitatore un paesaggio desolante che mette una inquietante malinconia: un silenzio tombale, tante porte chiuse, pochi vecchi seduti (in silenzio!) sulle panchine di quella che una volta era “la piazza”, di giovani o bambini neanche l’ombra.
Che tutto ciò avvenga nei piccoli paesi dell’interno è pure capibile quello di cui nessuno parla è di un altro tipo di spopolamento. Mi riferisco all’emigrazione “intellettuale” quella che tanti, ormai troppi, giovani hanno attuato. Sono laureati e diplomati che non trovando sbocchi lavorativi in Basilicata si stabilizzano nelle regioni del nord o addirittura all’estero. Ormai sono migliaia coloro che dopo gli studi universitari non tornano nei luoghi d’origine, e non si tratta solo di giovani provenienti da uno sperduto paesino delle montagne dell’interno: il fenomeno riguarda anche potentini e materani.
Conosco decine di ragazzi e ragazze che si sono stabiliti nei grossi centri del nord o a Roma e ne conosco moltissimi altri, che non vedendo all’orizzonte un futuro adeguato agli sudi che stanno per terminare, gia pensano di stabilirsi fuori regione.
Mi chiedo a che cosa è servita la nascita dell’Università di Basilicata se poi i tanti laureti che sforna non trovano lavoro?
Ci hanno raccontato la favola dello sviluppo legato al petrolio ma perforare selvaggiamente i monti della Basilicata non ha significato regalare sviluppo e lavoro, tutt’altro, si è solo provveduto a sconvolgere l’ambiente incontaminato che doveva rappresentare il biglietto da visita per uno sviluppo ecosostenibile.
Fare un’ analisi delle cause che hanno determinato questa vera e propria catastrofe sociale vuol dire mettere il coltello in una piaga che pare non volersi mai rimarginare.
La “questione meridionale” di Giustino Fortunato non ha mai visto scrivere l’ultimo capitolo.
Ma penso che a questo punto bisogna pur individuare i responsabili di questo vero e proprio crimine perpetrato ai danni di una intera comunità. Bisogna inchiodare alle proprie responsabilità i politici locali e, soprattutto, il Governo Centrale.
Giornali e televisioni locali ci hanno abbondantemente informato di tutto ciò di cui la Basificata ha bisogno, i vari governanti che si sono succeduti hanno sempre “promesso” e non hanno mai “mantenuto”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Le infrastrutture indispensabili per lo sviluppo delle arre interne non sono mai state realizzate.
Matera continua a sognare la ferrovia, la strada Potenza – Melfi continua a provocare tanti morti sull’asfalto che non riesce a contenere un volume di traffico spropositato, la statale 106 Jonica non è da meno.
Le aree industriali nate con i fondi del terremoto restano desolatamente vuote e chi ha beneficiato dei miliardi di contributi continua ad essere impunito.
Le due uniche risorse di cui è dotata la Basilicata, l’acqua ed il petrolio, non hanno determinato lo sviluppo paventato dai nostri governati. Tutt’altro. Un’altra risorsa, “l’ambiente”, continua ad essere una chimera.
La politica delle parole non trova riscontro oggettivo nei fatti. La globalizzazione, la liberalizzazione selvaggia sono acerrimi nemici della Basilicata e se i politici, locali e centrali, non fanno nulla per contrastarli spero in un risveglio delle coscienze del troppo mite popolo lucano.
Abbiamo subito per decenni umiliazioni. Il governo centrale ha dotato il nord delle infrastrutture che ne hanno determinato lo sviluppo lasciando noi meridionali nella miseria: se anche qui da noi costruivano strade e strutture che ci consentivano di uscire dall’isolamento oggi la forbice fra nord e sud non sarebbe cosi aperta.
Il tanto auspicato federalismo, come vuol attuarlo la Lega nord, non farebbe altro che acuire il gap fra nord e sud. Se federalismo deve essere che sia di tipo solidale.
Che finalmente alle parole, ai roboanti progetti seguano fatti concreti. Se così non sarà e se i lucani non si ribelleranno vuol dire che dovremmo accettare una lenta ma inesorabile eutanasia della nostra terra.